Associazione Culturale Aristocrazia Europea

mercoledì 28 marzo 2012

Bertinotti di Balangero


FAMIGLIA BERTINOTTI
CONTI DELL’ IMPERO D’ AUSTRIA, CONTI PALATINI, SIGNORI DI BALANGERO,
NOBILI DEL SACRO ROMANO IMPERO
LEVANO PER ARMI: D’ORO A TRE PALI DI ROSSO, ACCOLLATO ALL’ AQUILA DELL’ IMPERO. MOTTO: SIT PRO RATIONE VOLUNTAS

La nobile famiglia Bertinotti, di rango comitale, appare senza dubbio come una delle più anticamente documentate del Piemonte. Si tratta di un cognome assai poco diffuso, riconducibile ad un unico ceppo originario che appare tra le più rilevanti famiglie del XIII secolo nelle Valli di Lanzo. L’ origine è probabilmente nel longobardo “bertha”, luminoso, passato per anaferesi nel cognome. Si tratta, peraltro, di un caso abbastanza raro: il cognome, che come appare tal quale è assai antico, è giunto incorrotto nella sua forma originaria fino a noi, esattamente come riportato nei documenti tardo medievali (Franchisie concesse comitatus et hominibus Balagerij Mathiarum et Villaenove, 1346). La prima attestazione certamente riscontrata della famiglia Bertinotti risale al XVI secolo, per la precisione al 17 del mese di giugno 1348: in quella data l’Abate del monastero di san Mauro Pulcherada, che vantava ab immemorabili diritti sovrani sulle terre di Balangero, Mathi e Villanuova promananti da una bolla dell’ imperatore Ottone (G. Mola di Nomaglio, Feudi e Nobiltà nelle Valli dei Savoia, 2006), infeudò i diritti di Signoria, successione, dazi e terze vendite a favore di alcuni abitanti di Balangero tra i quali compare un”Antonio Bertinotti”, dietro pagamento della cifra assai considerevole di 100 soldi d’ oro pro capite ogni anno nella data di San Martino (G. Mola di Nomaglio, Feudi, cit.). La cifra era piuttosto ingente, denunciava già a metà del XIV secolo la rilevanza economica della famiglia Bertinotti. Si tratta, si badi bene, della sola famiglia Bertinotti presente in tutto il lanzese e il canavese, pertanto è da escludersi la confusione con omonimi: Bertinotti è anzi la forma ipocoristicamente deformata di Berti o Bertini, cognomi entrambi presenti nel torinese, deformazione operata plausibilmente alla metà del XIII secolo proprio per differenziare i vari ceppi. Dall’ esame dei documenti storico-familiari (G. de Longis Cristaldi, Archivi di Famiglie e di Persone, materiali per una guida, 1998), pur difettando riscontri genealogici certi per alcune carenze negli specifici registri parrocchiali nel periodo tra il 1300 e il 1500, appare abbastanza certo che quella lanzese sia il ceppo originario della famiglia Bertinotti di Cureggio (NO), il cui primo stipite genealogicamente collegato all’ istante Andrea Boezio Bertinotti è tale Giovanni Boezio Bertinotti, battezzato in Cureggio il 10 giugno 1489 e figlio di Giovanni Bertinotti e Maria Pelberti di Pietro, entrambi nativi di Balangero: il collegamento araldico-genealogico tra i Bertinotti di Cureggio ed il ceppo lanzese appare quindi incontrovertibilmente fondato ed accertato nella documentazione ecclesiastica, anche perché prima del sunnominato Giovanni Boezio il cognome Bertinotti risulta del tutto estraneo all’ areale novarese (Gli archivi della Collegiata di Borgomanero, 1907).
Proprio questo Giovanni Boezio, in data 10 marzo 1511 viene insignito da papa Giulio II della Rovere della Contea Palatina maggiore, ossia ereditabile in infinito per tutta la discendenza; contea palatina nel senso più ampio, con facoltà di legittimar bastardi (tranne quelli di stirpe reale, privilegio concesso solo al palatino del Reno), restituire in pristino le persone ingiuriate e soprattutto la facoltà, sotto l’ autorità del Pontefice, di concedere Armi e titoli nobiliari non trasmissibili (cosiddetti minori), prassi comune per i palatini Lateranensi. La concessione avvenne in seguito all’incarico, ricoperto dallo stesso Giovanni Boezio, di gonfaloniere della Chiesa nell’ ambasciata condotta a Berna con il legato pontificio De Grassi, missione per il quale il Bertinotti mise a disposizione cavalcature e militi di scorta.
La citata disponibilità della cifra di cento soldi d’ oro fino per l’ acquisto dei diritti feudali era giustificata solo da rendite piuttosto alte, la cui origine è forse identificabile nella traccia che ci è lasciata dal consegnamento d’ armi che il duca di Savoia, Carlo Emanuele I, indisse nel 1580. La famiglia Bertinotti consegnò il proprio stemma (d’ oro a tre pali di gueules) al delegato camerale, il quale dietro il pagamento dell’ emolumento di 40 scudi d’oro rimise al Duca la decisione circa la concessione dell’ uso dell’ Arma. La risposta del Duca, redatta in carta pesante riportante sigillo cartaceo del Duca medesimo e da lui debitamente firmata ed interinata, non lascia dubbio circa l’ antichità e la nobiltà della famiglia: non si limita a concedere l’uso in quanto arma la cui antichità è già notoria nel XVI secolo, ma riconosce ai Bertinotti il titolo di Signori di Balangero per tutta la loro discendenza maschile in infinito, non come concessione ex novo ma come semplice rinnovazione di un titolo esistente in capo all’ istante: è quindi corretto far risalire la nobiltà generosa accertata genealogicamente alla nascita di Francesco Bertinotti di Luigi nel 1558. Pare infatti che fin dalla metà del 1400, da quando cioè il monastero di San Mauro era stato commendato all’ abate Vasino Marabilia, tutti i Consignori abbiano smesso di versare l’ indennità dovuta per la concessione del feudo, mentre i Bertinotti continuarono puntigliosamente a rimettere la cifra fino alla metà del 1500 (Le carte degli archivi piemontesi, politici, amministrativi, giudiziari, finanziari, comunali, ecclesiastici e di enti morali, Fratelli Bocca, 1881), in ciò agevolati dalle esazioni e dalle gabelle che la concessione fruttava, restandone quindi gli unici titolari riconosciuti dal Sovrano. All’ Arma della famiglia Bertinotti, quindi, nel 1580 viene collegato il titolo nobiliare di Signore di un importante feudo come quello di Balangero. Interessante però, nell’ esergo della risposta del duca, l’ indicazioni dei Bertinotti come “già nobili della casa d’ Este”: è interessante perché è storicamente accertato che effettivamente gli Este esercitavano sovranità su quelle terre prima dei Savoia, è quindi plausibile che i Bertinotti venissero inviati dagli Este come nobili della Corte per amministrare il feudo, il che giustificherebbe la disponibilità economica di cui la famiglia disponeva per rilevarlo nel 1348 e la ricezione nobiliare da parte del Savoia come mero atto di riconoscimento di uno status precedente.
Verso la fine del XV secolo la famiglia si è trasferita dalle valli di Lanzo nel marchesato di Cureggio (F. Allegra, Borgomanero cronache di un Millennio, 1963), anche questo retto all’ epoca dagli Este e poi passato ai Savoia a fine XVIII secolo, e forse proprio in ragione di una antica fedeltà alla casata Estense si può spiegare l’ abbandono delle valli lanzesi per emigrare sui colli novaresi, oppure per un mutato assetto degli assetti economici della famiglia. E’ interessante notare come in tre dei cinque certificati di battesimo redatti in Cureggio durante la signoria marchionale estense figurassero come padrini dei primogeniti della famiglia Bertinotti i marchesi di Este rispettivamente nelle persone dei marchesi Ercole Filippo d’ Este padrino di Fiorentino Bertinotti (1590), Sigismondo d’ Este per Giulio Boezio Bertinotti (1615) e Sigismondo Francesco d’ Este, ultimo marchese di Borgomanero e Cureggio, per Francesco Maria Bertinotti nel 1711. Il parrinaggio battesimale, privilegio onorifico concesso dai marchesi in pochissime, sporadiche occasioni, dimostra il favore e l’ importanza della famiglia nel secolo estense del marchesato di Borgomanero e Cureggio (G. Colombo, La Storia di Borgomanero, 1978).

Proprio in questo periodo la famiglia Bertinotti, anche grazie a una oculata politica matrimoniale con le famiglie nobili e notabili del novarese, raccolse abbastanza denaro ed influenza per costruire, in Borgomanero, un grande convento in quartiere San Leonardo dove molti membri della famiglia conclusero i loro giorni, come devotamente registrato negli archivi del monastero (chiuso sotto il dominio naopoleonico) oggi conservati nella Collegiata di San Bartolomeo in Borgomanero (P. Zanetta, Ad Banchum Juris Burgi Maynerii, 1986). Tradizionalmente il cadetto della famiglia ricopriva l’ incarico di amministratore ed abate secolare del monastero.

Per quanto riguarda i legami familiari dei quali possiamo presentare documentazione genealogica, è interessante notare da un lato un’ accorta politica matrimoniale con alcune famiglie aristocratiche novaresi (contessa Clementina Marazza con Ludovico Bertinotti nel 1557, contessa Anna Maria Tornielli di Vergano con Francesco Bertinotti nel 1580, marchesa Marianna Fontana Ferrari Ardicini con Giulio Boezio Bertinotti nel 1637) e nel 1677 con Maria Cristina di San Giorgio, contessa di Pombia e Biandrate, che ha portato in dote un intero forziere di oro e rubini oltre al suo prezioso antichissimo sangue arduinico di stirpe reale. E’ anche interessante notare che, nell’ atto di battesimo di Stefano Baldassarre Bertinotti del 1640 è indicato come padrino il conte Giovanni Battista Fossati, abate commendatario, la cui antichissima famiglia comitale era all’ epoca al vertice del potere e dell’ influenza politica; anche questa una dimostrazione dell’ accuratezza nella scelta dei legami familiari, sia pure indiretti.
Dopo l’ estinzione della signoria Estense sul marchesato di Borgomanero i nuovi Signori, i Savoia, riconobbero a Gaspare Bertinotti, Signore di Balangero, l’ incarico di attuaro collegiato per la neo acquisita provincia di Borgomanero, con scrupolosa indicazione di tutti i municipi di competenza. Ci resta l’ originale del decreto di nomina, in pergamena con grosso sigillo in ceralacca incusso in custodia di piombo, firmato da Vittorio Amedeo III nell’ anno 1789. Ad esso incarico, come debitamente ricordato nella pergamena autografa del Sovrano, era collegato il titolo nobiliare di Nobile del Sacro Romano Impero per l’insignito e per “lor figliuoli e descendenti in infinito”, aggiungendo quindi al titolo di Signore di Balangero anche quello di Nobile del Sacro Romano Impero.
Gaspare Maria Bertinotti sposa nel 1804 Anna Maria Baroli, dalla quale riceve in dote un grande appezzamento di terreno in prossimità di Piacenza, in località Baselicaduce. Probabilmente in quanto troppo distante dalla sua zona di residenza, oppure per devozione verso la casa d’ Asburgo (fedeltà da questo punto in poi mai rinnegata, e che causerà nel 1915 la perdita di tutte le fortune economiche della famiglia), Gaspare redige un fedecommesso testamentario. Va notato che il fedecommesso è istituto esclusivamente nobiliare con il quale il testatore dispone di beni immobili o fondiari per il periodo successivo alla propria morte. Su essi fondi Gaspare costituisce una commenda di juspatronato familiare per il Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio, rifondato e retto dall’ arciduchessa Maria Luigia d’ Asburgo duchessa sovrana di Parma e Piacenza. La creazione di commenda di juspatronato familiare dell’ Ordine Costantiniano è sufficiente, secondo ogni massamario, per radicare in capo al rogante ed alla sua discendenza la nobiltà generosa. Contestualmente all’ erezione, e quindi al conferimento per motu proprio della Commenda dell’ Ordine Costantiniano, viene conferita a Gaspare anche la Grande Croce dell’ Ordine Imperiale di Leopoldo, onorificenza asburgica che comporta per l’ insignito del rango di Gran Croce l’ incarico di consigliere intimo nonché di cugino di Sua Maestà Imperiale Reale ed Apostolica e per lui e i suoi successori maschi in infinito il titolo di Conti dell’ Impero d’ Austria e del Regno Apostolico di Ungheria &c &c.
I discendenti di Gaspare mantennero il titolo comitale e la commenda di juspatronato fino alla annessione del Ducato parmense prima alle Province d’Emilia e successivamente al Regno di Sardegna, nel 1860. La famiglia Bertinotti, ritenendosi sempre legata alle origini estensi e quindi alla casa d’ Asburgo, non volle in alcun modo appoggiare l’ occupazione del Ducato; all’atto di incorporazione della Commenda Costantiniana della famiglia Bertinotti nel patrimonio dell’ Ordine Mauriziano, nel quale i beni costantiniani confluirono, Silvano Bertinotti non ritenne di aderire abbandonando le terre ed i mansi all’ amministrazione sarda senza prendervi alcuna parte. L’ Ordine mauriziano, non potendo avocarli in quanto commendati per fedecommesso, li alienò ad alcuni maggiorenti del nuovo notabilato locale.
Similmente non fu promossa alcuna opera di riconoscimento delle titolature nobiliari presso la corte sabauda, titolature che peraltro continuarono ad essere pacificamente utilizzate localmente.
Giovanni Bertinotti, nato a Fobello nel 1914 e tenuto a battesimo dall’industriale automobilistico valsesiano Vincenzo Lancia, divenne nel dopoguerra un dirigente regionale del partito della Democrazia Cristiana assieme ad Achille Marazza, di cui fu intimo amico e collaboratore, oltreché legato da antichi intrecci familiari. Fu proprio il Marazza che trattò con Mussolini e con il cardinale Ildefonso Schuster la resa del Duce a Milano nel 1945. Benemerito della chiesa cureggese, il conte Giovanni Bertinotti donò il terreno su cui costruire l’ ACLI e l’ asilo nido per i bimbi del paese, e offrì l’intero suo patrimonio per il restauro della chiesa arciparrocchiale e per l’antico battistero cureggese risalente all’ XI secolo, oggi monumento nazionale.
Pierangelo Bertinotti, nato nel 1938 e coniugato con Maria Luigia Alliata (famiglia di Gozzano discendente dal ramo pisano degli Alliata che contò molti cavalieri dell’ Ordine di Santo Stefano Papa e Martire), è imprenditore alberghiero noto in tutta Italia. Per l’ attività di diffusione della cultura culinaria italiana all’ estero, dove è docente in vari istituti, è stato decorato del rango di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica.

Araldica, Nobiltà ed Ordini Cavallereschi.


Pur rispettando tutte le iniziative singole e private che si ispirano ai concetti ed ai valori cristiani ed europei di cavalleria, aristocrazia e impero, per serietà e rispetto della storia, il Fonte della Tradizione, d'ora in poi, riconoscerà e darà spazio solo:

- ai NOBILI riconosciuti tali dal COLLEGIO ARALDICO di Roma (che edita lo storico Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, presente anche su Facebook), dalla SOCIETA' GENEALOGICA ITALIANA (S.G.I. che edita il Libro d'Oro della Nobiltà Mediterranea e che gestisce il portale enciclopedico Aristopedia, presente anche su Facebook), dal Corpo della Nobiltà Italiana (C.N.I.), dal Corpo della Nobiltà della Sardegna, dall'Istituto Accademico Araldico Genealogico delle Due Sicilie, dall'Istituto Araldico Genealogico Italiano (I.A.G.I.) e dalla Società Italiana di Studi Araldici (S.I.S.A). Per quanto riguarda i titoli e nobili stranieri, verranno riconosciuti solo quelli approvati dalla C.I.L.A.N.E. (Commission d'Information et Liaison des Associations Nobiliaires Européennes) e dalle associazioni nazionali facentene parte, dal "Cuerpo Colegiado de la Nobleza Historica de los Reinos Ibericos" e dal "Colegio Heraldico Antoniano de Lisboa".

- agli ORDINI CAVALLERRESCHI (Dame e Cavalieri) degli stati sovrani, agli ordini pontifici ed a quelli riconosciuti dallo Stato Vaticano come lo S.M.O.M. (SOVRANO MILITARE ORDINE di MALTA) e l'O.E.S.S.G. (Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme), agli ordini dinastici come l'O.S.S.M.L. (Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro), l'Ordine Costantiniano di San Giorgio (dei legittimi rami di Parma, Napoli e Spagna) e quelli dei legittimi rappresentanti delle ex Case Sovrane d'Europa riconosciuti dalla "Commission Internationale Permanente d'Etudes des Ordres de Chevalerie" o dalla Accademia di Studi sugli Ordini Cavallereschi.

Chiunque avesse domande e-o dubbi sulla legittimità di titoli ed ordini, può rivolgersi direttamente al Fronte della Tradizione per una consulenza assolutamente gratuita e disinteressata: tradizioneuropea@gmail.com

venerdì 23 marzo 2012

Famiglia GANASSINI di CAMERATI


GANASSINI di CAMERATI
Nobili - Signori di Lumiago - Patrizi Veneti - Conti di Camerati

Famiglia lombardo-veneta di antichissima nobiltà feudale barbarica, originaria della Val Brembana, discendente dai primi Signori di Camerata, Averara, Mazzoleni e Primaluna. Strettamente imparentati con la famiglia dei Tasso di Cornello (la stessa che diede i natali al poeta Torquato e che si diramò in Europa, dando origine al casato dei Principi del Sacro Romano Impero, Thurn und Taxis). Passata ad abitare nella città di Bergamo agli inizi del ‘500, ebbe seggio in quel Nobile Consiglio. Una diramazione passata a Verona nel XVI secolo, che assunse il sopracognome di “Ganassini”, venne ricevuta con prove di nobiltà nell’Accademia Cavalleresca dei Filotomi. Nel 1510, il Cavaliere Domenico (di Costanzo), “egregium virum dominum”, Procuratore della Contrada di San Tomio, venne nominato Signore della Decima di Lumiago dal Vescovo-Conte di Verona. Il nobile casato mise solide radici in tutto il triveneto, in particolare nella provincia veronese e nei Comuni di Grezzana (dove possedettero la Villa Pavarana di Azzago, la Torre della Colombara e le Vigne di Amarone di Vendri), a Romagnano ed a Pescantina (dove tuttora esiste una Località denominata Ganassini). Nel 1710 Sua Maestà Carlo VII, Imperatore del Sacro Romano Impero, concesse al Nobile Ottavio Ganassini il titolo perpetuo di Conte di Camerati. Nel 1758 il  Patrizio Veneto Gianbattista Ganassini di Pescantina, sposo della Nobile Eleonora Naro di Mompeo, ereditò la Contea di Rocca Mustiolo e, successivamente, fu aggregato al Patriziato di Ancona. Nel corso del XIX secolo, il patriota risorgimentale Emiliano Ganassini, dopo la battaglia di Magenta, si trasferì, per motivi politici, a Pavia, dove diede inizio ad un nuovo ramo della famiglia dal quale discendono gli attuali rappresentanti.

Fra i personaggi più illustri della famiglia ricordiamo il famoso pittore Marzio Colantonio, trasferitosi a Roma nel XVII secolo, il Nob. Dott. Prof. Domenico (1870-1936), chimico-biologo e scienziato dell’Università di Pavia, figlio del sopracitato Nob. Cav. Dott. Emiliano (Notaio e vice-Sindaco di Pavia) e di Clementina Bertolazzi, sposato con la Nob. Alda Anelli de Soldani; il Nob. Prof. Ing. Gaetano Ganassini, fratello di Domenico, titolare della cattedra di idraulica e Preside della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, progettista di importanti impianti idroelettrici, alcuni dei quali portano tuttora il suo nome. Imparentati con i Ganassini furono lo scrittore e commediografo Carlo Bertolazzi e lo scienziato e Premio Nobel, Camillo Golgi.


La Famiglia Ganassini di Camerati è regolarmente annoverata nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana del Collegio Araldico, negli archivi del Sovrano Militare Ordine di Malta e nell’Annuario della Nobiltà Italiana con i titoli di: Signori di Lumiago (mpg), Nobili (mf), Patrizi Veneti (mf) con l’uso di N.H. e N.D. Per antica consuetudine al solo capofamiglia spetta il titolo comitale, all’erede (maschio primogenito) la signoria sulla decima, a tutti gli altri membri della famiglia (uomini e donne) la nobiltà generica ed il patriziato veneto. Arma: d’azzurro alla cassaforte d’argento, cimata da un Agnus Dei d’argento, coricato, con la bandiera crociata di rosso. Sormontata da tradizionale corona di Patrizio Veneto.  Motto: ” CEDANT  ARMA  TOGAE”.

giovedì 22 marzo 2012

Chi è ROBERTO JONGHI LAVARINI


Agenzia ITALIA INFORMA: Chi è ROBERTO JONGHI LAVARINI
Milano, 22 marzo 2012

Roberto Jonghi Lavarini ha 39 anni, è felicemente sposato con Veronica ed ha due figlie di 10 e 5 anni, Beatrice e Ludovica. Laureato in Scienze Politiche alla Università Statale di Milano, lavora come consulente immobiliare nella società di famiglia ed è iscritto a diverse associazioni di categoria. Cristiano Cattolico praticante, fedele alla Tradizione, è Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e Volontario del Corpo Italiano di Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta. Appassionato di storia, cultura, araldica, tradizioni religiose e popolari, enogastronomia e sagre paesane, è molto legato alle radici ed alla identità Walser (tedesco-vallese) della propria famiglia e fa parte del gruppo folkloristico del suo paese di origine, Ornavasso. Da sempre coerente militante di destra, è stato: Segretario Provinciale del Fronte della Gioventù di Milano, Dirigente Provinciale del Movimento Sociale Italiano, Dirigente Regionale di Alleanza Nazionale della Lombardia, Consigliere Circoscrizionale e Presidente della Zona Porta Venezia. Attualmente, per scelta, non ricopre alcuna carica politica e non è iscritto a nessun partito.
INFO: www.robertojonghi.it CONTATTI: robertojonghi@gmail.com