Associazione Culturale Aristocrazia Europea

mercoledì 19 settembre 2012

CILANE Nobiltà Europea.

La Commissione d'Informazione e Collegamento delle Associazioni della Nobiltà Europea compie oggi trent'anni di vita. E' quindi una buona occasione per esporre in questo opuscolo destinato ad un auditorio più esteso cosa rappresenti questa Commissione, ciò che ha ispirato e messo in opera, ciò che è stato realizzato in cooperazione tra le Associazioni che ne fanno parte, ed anche le prospettive e le esigenze alle quali dovrà far fronte nei prossimi anni.
Inizi della Commissione

Le origini della C.I.L.A.N.E. risalgono al 1957, scaturite da contatti bilaterali tra i giovani appartenenti alla Associazione della Nobiltà Francese (ANF) e Belga (ANRB) dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il gruppo dei giovani della ANF invitò i giovani nobili di altri paesi europei ad un incontro a Parigi dedicato al "Ruolo della Nobiltà nella società contemporanea". Questo incontro di due giorni è ricordato generalmente come il preludio dell'approfondimento dell'intento reciproco che si è sviluppato dopo di allora, portando diciotto mesi dopo, alla creazione della C.I.L.A.N.E.. In effetti, dopo una riunione a Monaco ed una sessione di lavoro sullo statuto a Parigi, è nell'inverno successivo che la C.I.L.A.N.E. ha tenuto a Parigi la sua riunione costitutiva il 25 aprile 1959.
Regolamento interno

La C.I.L.A.N.E. si compone di un Delegato ufficiale per ciascuna Associazione membro. Egli può essere accompagnato da tre persone ed in particolare da un rappresentante del gruppo dei giovani della sua Associazione. La C.I.L.A.N.E. si riunisce due volte l'anno, presso la sede che è quella della A.N.F. a Parigi o altrove. I normali compiti direttivi sono svolti da un coordinatore, eletto periodicamente tra i membri; egli presiede le riunioni. Le spese di gestione della Commissione sono sopportate annualmente dalle Associazioni che ne fanno parte. Il coordinatore può farsi aiutare da persone di fiducia. Lo statuto contiene inoltre disposizioni che stabiliscono regole di procedura. La possibilità di ammettere altre associazioni nobili è esplicitamente prevista.
Nel sottolineare l'autorità primordiale delle Associazioni membro, lo statuto assegna alla commissione i seguenti compiti:
- Mantenere e sviluppare tra di loro delle relazioni amichevoli e dei benefici reciproci.
- Favorire gli scambi fra i membri, specialmente tra i giovani appartenenti alle associazioni di nobiltà rappresentate.
- Assicurare un collegamento efficace tra le sue associazioni e costituire per esse un mezzo di informazione permanente.
Non bisogna considerare questi impegni come limitativi, ma piuttosto come una indicazione dei campi nei quali deve impegnarsi. In effetti le risoluzioni della Commissione si fanno sempre in gran libertà d'ingegno, si dibattono i problemi posti e ciascuna delegazione può proporre lo studio degli argomenti che ritiene appropriati. Il coordinatore propone un ordine del giorno comprendente tulli gli argomenti che ritiene opportuni. In fine, la stessa Commissione può suggerire tutte le regole che portino miglioramento allo statuto, nella misura in cui ciò si accerterà valido.
I campi di attività ed il margine degli obiettivi che la C.I.L.A.N.E. può stabilirsi sono abbastanza larghi. Naturalmente la commissione non eserciterà più il suo ruolo se saranno eccedute le competenze o le norme che regolano le attività proprie delle Associazioni che ne fanno parte. Non si deve dimenticare che l'azione della C.I.L.A.N.E. dipende prima di tutto dal sostegno apportato dalle Associazioni membre.
Ne risulta che la C.I.L.A.N.E. non è una confederazione di associazioni, che non è chiamata ad immischiarsi nei loro affari interni e che non è neanche una "lobby" a loro favore. Essa costituisce un organo comune tra le nobiltà d'Europa, che gli apporta la cornice necessaria ad una presa di coscienza di origini storiche, di tradizioni, di principi religiosi ed etici che gli sono comuni. Ciò che nel corso degli ultimi secoli ha separato la nobiltà dei nostri paesi non deve essere un ostacolo, ma piuttosto un invito a comprenderci meglio.
Manifestazioni dei giovani

I gruppi dei giovani (tra i 18 e 30 anni) hanno sviluppato, sotto gli auspici della commissione, molteplici manifestazioni a carattere internazionale, riunioni, week-ends, escursioni, cainpi per attività sportive, etc. Alcune di queste manifestazioni hanno avuto una così grande risonanza che i partecipanti si sono ritrovati venti anni dopo per commemorarne l'anniversario. Se aggiungiamo le manifestazioni proprie delle associazioni, riunioni, assemblee annuali, serate danzanti, etc. alle quali è invitato un gran numero di stranieri; di tanto in tanto sono state combinate le une con le altre. Si deve anche qui ricordare gli inviti a titolo personale di amici appartenenti ad associazioni straniere, conosciuti grazie ai contatti legati all'occasione dei precedenti incontri. Dall'importanza di questi incontri, la frequenza, gli anni, la durata, il numero ed i nomi dei partecipanti, è impossibile di valutarne, anche approssimativamente, la levatura. E comunque certo che gli incontri che hanno avuto luogo fin'ora sono stati parecchie migliaia. Complessivamente è qui che si sono concretizzati nel modo più evidente e soddisfacente gli intenti che i fondatori della C.I.L.A.N.E. si erano posti nel crearla.
Scambi

Per quel che concerne i giovani tra i 12 ed i l7anni circa, non esistono ancora dei veri scambi multilaterali. Solo funzionano gli scambi bilaterali tra le associazioni francese e tedesca grazie all'opera di una persona che raccoglie tutte le domande e offerte. Naturalmente ci sono scambi tra famiglie amiche ma si verificano al di fuori della C.I.L.A.N.E.
In questo contesto bisogna nominare anche i raduni realizzati negli ultimi dieci anni per i giovani di questa età in seno alle associazioni nazionali. Questi raduni hanno attirato da un anno all'altro un numero crescente di giovani di altri paesi. L'esperienza di vita in comune per delle settimane, gli incontri di giovani della stessa età di differenti paesi, l'avvio in comune per superare la stessa tappa, la sosta in ritrovi gradevoli e la partecipazione a riunioni amichevoli, tutto ciò ha contribuito a dare ai partecipanti una motivazione straordinaria. Non c'è che da augurarsi che questo successo abbia anche ricompensato gli organizzatori e gli ospiti per l'impegno avuto perche' questi raduni siano riusciti.
Non bisogna dimenticare l'accoglienza che hanno ricevuto, successivamente, coloro i quali soggiornarono nel paese di un'altra associazione. Se lo desiderano essi vengono accolti nel luogo del loro soggiorno dai responsabili regionali o locali delle nostre associazioni che li mettono direttamente in contatto con altri membri. In due casi, questi contatti sono anche finiti in gemellaggio di gruppi regionali e locali.
Congresso

Il congresso che si tiene ogni quattro anni tra un paese e l'altro ha preso un grande slancio. Tra gli 80 e i 250 partecipanti si riuniscono ogni volta per discutere di argomenti accurata mente preparati dalle delegazioni, e si prendono delle decisioni. E' anche l'occasione di visitare paesi, organizzare escursioni ed assistere insieme a cerimonie religiose. La parte ufficiale termina generalmente con una serata danzante.
La C.I.L.A.N.E. si occupa della preparazione in generale e fissa il tema del congresso mentre l'Associazione ospitante stabilisce il programma giornaliero e si incarica dell'organizzazione materiale e tecnica.
Tutti i congressi che hanno avuto luogo fin'ora (Parigi 1957, Monaco 1958, Bruxelles 1959, Vienna 1960, Baden-Baden 1963, Parigi 1965, Venezia 1969, Bruxelles 1973, Monaco 1976, Avignone 1982, Madrid 1985, Porto 1989) hanno avuto una rimarchevole risonanza. Quando i congressi tenninano, dispiace sempre di doversi lasciare dopo aver iniziato a far conoscenza; un buon numero di partecipanti hanno riassunto le loro impressioni dicendo che hanno avuto veramente la sensazione di appartenere ad una sola grande famiglia nobiliare d'Europa.
Fuori da questi congressi, le associazioni che invitano la C.I.L.A.N.E. ad una riunione nel loro paese organizzano generalmente in questa occasione un incontro amichevole e lo fanno coincidere con una manifestazione interna.
Altre attività

Tra le attività meno apparenti bisogna ricordare la reciproca messa a disposizione delle pubblicazioni tra le associazioni, l'informazione su soggetti di comune interesse, l'avviso sulle frodi dei nomi, e soprattutto gli scambi di idee.
Argomenti in sospeso

Questo incoraggiante bilancio non deve fare dimenticare che esistono anche delle imperfezioni. - Riflettendo sulla costruzione europea, si deve ammettere che la C.I.L.A.N.E. resterà un organo incompiuto fintantocché la nobità dei paesi dell'Europa del Nord non saranno associati. La nozione di solidarietà richiede di stabilire ugualmente dei contatti permanenti con la nobiltà cristiana, originaria soprattutto dell'Europa Orientale, che è dispersa attraverso il mondo e non ha per consegueza il modo di creare un'associazione, eccezion fatta per la nobiltà russa la cui sede è a Parigi. La scelta del francese come sola lingua ufficiale della C.I.L.A.N.E. rende difficile la cooperazione per le persone che non hanno padronanza del francese ed anche dispendiosa la traduzione dei testi redatti in un'altra lingua e vice versa. Ciò restringe le possibilità di comunicare i lavori della C.I.L.A.N.E. agli aderenti delle associazioni membre non francofone e di tenerle al corrente delle sue attività. Per porvi un po' di rimedio la Commissione ha ammesso recentemente l'inglese come lingua di lavoro e di riunione. Questa succinia esposizione non è il luogo più adatto per esaminare questi problemi più da vicino e per trovargli soluzione; senza dubbio bisogna accettare che non si può ancora ottenere tutto ciò che sarebbe augurabile.
Prospettive

Ci troviamo alle soglie del secondo millennio della nostra era. In questa fase della nostra storia noi constatianio da una parte la progressiva integrazione dei paesi della Comunità europea, ma dall'altra i profondi cambiamenti che toccheranno la nostra società come nostra concezione etica, religiosa e sociale.
Questo sviluppo riguarda naturalmente anche le tradizioni e gli ideali, le idee e le concezioni che ci hanno portato a istituire la C.I.L.A.N.E. ed a mettere in piedi le manifestazioni descritte. Essa costituisce una sfida senza eguale per noi tutti, sfida alla quale non ci possiamo sottrarre, se vogliamo mantenere la nostra identità.

Storia dell'Ordine di Malta.


1048 Gerusalemme

La nascita dell’Ordine di San Giovanni risale al 1048. Alcuni mercanti dell’antica repubblica marinara di Amalfi ottengono dal Califfo d’Egitto il permesso di costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i pellegrini di ogni fede o razza. L’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – la comunità monastica dedita alla gestione dell’ospedale per l’assistenza dei pellegrini in Terra Santa – diviene indipendente sotto la guida del suo fondatore il Beato Gerardo. Con la bolla del 15 febbraio 1113, Papa Pasquale II pone l’ospedale di San Giovanni sotto la tutela della Chiesa, con diritto di eleggere liberamente i suoi superiori, senza interferenza da parte di altre autorità laiche o religiose. In virtù di tale bolla, l’Ospedale diviene un ordine religioso laicale. Tutti i cavalieri erano religiosi, legati dai tre voti monastici, di povertà, castità e obbedienza.

La costituzione del Regno di Gerusalemme costringe l’Ordine ad assumere la difesa militare dei malati e dei pellegrini e a proteggere i propri centri medici e le strade principali. Alla missione ospedaliera l’Ordine aggiunge la difesa della fede. In seguito, l’Ordine adotta la bianca Croce Ottagona, che ancora oggi è il suo simbolo.

1291 Cipro

Nel 1291 dopo la caduta di San Giovanni d’Acri e la perdita della Terra Santa l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni trasferisce la sua sede e l’ospedale a Limassol sull’isola di Cipro, dove era già presente dal 1210 grazie alla concessione di importanti proprietà, privilegi e diritti commerciali. Qui, fedele alla sua missione ospedaliera, continua a costruire nuovi ospedali e, beneficiando della posizione strategica dell’isola, da vita ad una flotta navale con cui protegge i pellegrini sulla rotte per la Terra Santa. Il numero di membri provenienti da tutta Europa continua a crescere e contribuisce al rafforzamento della struttura dell’Ordine, che acquisisce nuovi possedimenti sulle rive del Mediterraneo. Tra questi, l’importante porto di Famagosta, la città di Nicosia e numerose Commende.

La progressiva instabilità di Cipro, che impediva la loro espansione sull’isola, spinge gli Ospedalieri a prendere in considerazione l’isola di Rodi quale sede più idonea per l’Ordine di San Giovanni.
Luogotenenti magistrali continuano comunque ad essere presenti a Cipro per governare Priorati e Commende (ne risultano più di 60 nel 1374) per un altro secolo, fino al 1421, quando i cavalieri vengono richiamati alla sede conventuale di Rodi.

1310 a Rodi

Sotto la guida del Gran Maestro Fra’ Foulques de Villaret, nel 1307 i cavalieri dell’Ordine di San Giovanni sbarcano a Rodi. Dopo aver completato l’acquisizione dell’isola nel 1310, vi trasferiscono la loro sede.
Da quel momento la difesa del mondo cristiano richiede una forza navale e l’Ordine costruisce una potente flotta con cui solca i mari orientali, impegnandosi in numerose e celebri battaglie.
L’indipendenza dell’Ordine dagli altri Stati, in virtù di atti pontifici, con il diritto universalmente riconosciuto di mantenere ed impegnare forze armate e di nominare ambasciatori, costituisce la base della sua sovranità internazionale.
Fin dall’inizio del quattordicesimo secolo le istituzioni dell’Ordine e i cavalieri che giungevano a Rodi da ogni parte d’Europa si riuniscono in base alla lingua parlata. Dapprima le Lingue erano sette: Provenza, Alvernia, Francia, Italia, Aragona (Navarra), Inghilterra (con Scozia e Irlanda) e Germania. Nel 1492 viene costituita l’ottava Lingua, quella di Castiglia e Portogallo. Ogni Lingua comprendeva Priorati o Gran Priorati, Baliaggi e Commende.

L’Ordine era governato dal Gran Maestro (Principe di Rodi) e dal Consiglio, batteva moneta e intratteneva rapporti diplomatici con gli altri Stati. Le alte cariche dell’Ordine venivano attribuite ai rappresentanti delle diverse Lingue. La sede dell’Ordine, il Convento, era composto da religiosi di diversa nazionalità.

Dopo sei mesi di assedio e di cruenti combattimenti con la flotta e l’esercito del Sultano Solimano il Magnifico, nel 1523 i cavalieri sono costretti ad arrendersi e ad abbandonare con gli onori militari l’isola di Rodi.

1530 a Malta

L’Ordine rimane senza un territorio per alcuni anni, fino a quando nel 1530 il Gran Maestro Fra’ Philippe de Villiers de l’Isle Adam prende possesso dell’isola di Malta, ceduta all’Ordine dall’Imperatore Carlo V con l’approvazione di Papa Clemente VII. Viene stabilito che l’Ordine sarebbe rimasto neutrale nelle guerre tra nazioni cristiane.

Nel 1565 i cavalieri, guidati dal Gran Maestro Fra’ Jean de la Vallette, difendono l’isola per più di tre mesi durante il Grande Assedio degli Ottomani.
A seguito di questa vittoria vengono costruiti la città ed il porto di La Valletta, che prende il nome dal Gran Maestro, suo fondatore. I cavalieri trasformano Malta con importanti progetti di edilizia urbana: vengono costruiti palazzi e chiese, nuovi formidabili bastioni di difesa e giardini. Fiorisce l’architettura ed il mecenatismo artistico. Nell’isola viene edificato un nuovo grande ospedale, considerato uno dei più organizzati e più efficace nel mondo. Viene istituita una scuola di anatomia, a cui fa seguito la facoltà di medicina. L’Ordine contribuisce allo sviluppo in particolare dell’oftalmologia e della farmacologia.
Oltre a queste attività, per secoli la flotta dell’Ordine di Malta prende parte alle manovre più importanti del Mediterraneo contro la flotta ottomana e contro i pirati del Nord Africa.

1571 la battaglia di Lepanto

La flotta dell’Ordine prende parte nel 1571 alla battaglia di Lepanto, contribuendo alla vittoria della flotta cristiana che interrompe l’espansione ottomana in Europa.

1798 anni difficili

Due secoli dopo, durante la campagna d’Egitto del 1798, Napoleone Bonaparte occupa Malta per il suo valore strategico. I cavalieri sono costretti ad abbandonare l’isola, anche a causa della Regola dell’Ordine che impediva loro di alzare le armi contro altri cristiani. Il Trattato di Amiens del 1802, che riaffermava i diritti sovrani dell’Ordine sull’isola di Malta, non venne mai applicato

1834 a Roma

Dopo essersi trasferito temporaneamente a Messina, a Catania e a Ferrara, nel 1834 l’Ordine si stabilisce definitivamente a Roma dove possiede, garantiti da extraterritorialità, il Palazzo Magistrale e la Villa Magistrale sul colle Aventino.

Il 20° e il 21° secolo

Nella seconda parte del 19° secolo la missione originaria dell’assistenza ospedaliera ritorna ad essere l’attività principale dell’Ordine, che si intensifica nel corso dell’ultimo secolo, grazie al contributo delle attività dei Gran Priorati e delle Associazioni Nazionali presenti in numerosi paesi del mondo. Le attività ospedaliere e di assistenza vengono svolte su larga scala durante la Prima Guerra Mondiale e durante la Seconda sotto il Gran Maestro Fra’ Ludovico Chigi Albani della Rovere (1931-1951).

Sotto i Gran Maestri Fra’ Angelo de Mojana di Cologna (1962-1988) e Fra’ Andrew Bertie (1988-2008), i progetti si intensificano ulteriormente fino a raggiungere le regioni più remote del mondo.

venerdì 14 settembre 2012

Anello Chevalier: Tradzione ed Identità.


L'anello con lo stemma di famiglia non è un semplice gioiello e nemmeno un nostalgico vezzo nobiliare ma ha un preciso ed antico valore simbolico e spirituale, poichè rappresenta la Tradizione, ovvero la trasmissione, di generazione in generazione, di una storia, di una identità e di una appartenenza ad una precisa comunità. Chi indossa uno chevalier ha, quindi, dei precisi obblighi morali di Fedeltà agli autentici Valori europei di Onore, Giustizia, Cavalleria ed Aristocrazia, ovvero di servizio alla propria comunità di appartenenza. Servizio, assolutamente disinteressato, che l'autentico aristocratico esplica, con naturale senso del dovere, nell'esempio quotidiano in famiglia e sul lavoro, nella concreta solidarietà verso i più bisognosi, nella difesa del proprio territorio e della propria cultura, nella fedeltà alla Patria, alla Corona ed alla Chiesa Cattolica.

mercoledì 12 settembre 2012

Una storica impresa italiana.

Una storica impresa italiana.
L’impresa ha inizio, nei primi anni del secolo scorso, per opera del Comm.Ing.Prof. Cesare Jonghi Lavarini (Dirigente delle Regie Ferrovie e Docente al Politecnico di Torino), discendente da una antica famiglia della piccola nobiltà walser piemontese. La Società Edificatrice Immobiliare Milanese Spa è stata fondata nel 1927 dal Cav.Gr Cr. Ing. Edmondo Luigi Jonghi Lavarini e si è occupata di cementi armati, realizzazione di costruzioni civili (interi stabili), industriali (fabbriche e capannoni), militari (caserme e fortificazioni), opere pubbliche, appalti e case popolari in tutto il nord Italia. Fornitori ufficiali del Ministero della Guerra, del Ministero dei Lavori Pubblici e del Comune di Milano, durante il Regime Fascista. Attiva nella ricostruzione di Milano (dal Teatro La Scala a Palazzo Litta), dopo la guerra, la SEIM ha incominciato ad occuparsi anche di investimenti immobiliari, gestione, amministrazione e manutenzione di stabili. Oggi le attività principali dell'azienda, portata avanti dal Comm.Dott. Cesare Giovanni (Medaglia d’Oro della Camera del Commercio e dell’Industria di Milano) e dal Cav.Dott. Roberto, rispettivamente figlio e nipote del fondatore, sono quelle della vendita di immobili e della ristrutturazione edile di interni. La SEIM è una piccola ma solida azienda famigliare, alla quarta generazione, socia di numerose associazioni di categoria (ADSI, AMPE, ANACI, UPPI), vanta una lunga esperienza nel settore immobiliare e può offrire alla propria clientela, oltre a serietà, professionalità e cordialità, un servizio completo e personalizzato al miglior rapporto qualità-prezzo.

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giovedì 6 settembre 2012

In ricordo di Luigi Michelini di San Martino.


Fernando Crociani Baglioni rende l'estremo saluto all'amico Conte Luigi Michelini di San Martino e Rivalta, confratello Cavaliere di Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, consocio del Collegio Araldico e Presidente del Corpo della Nobiltà Italiana (CILANE).

mercoledì 5 settembre 2012

Famiglia Jonghi Lavarini (dal Libro d'Oro della Società Genealogica Italiana).



JONGHI LAVARINI: Uradel von Naters (m) – Freiherr von Urnavas (mpr)- Nobili Decurioni di Ornavasso - Patrizi Ossolani.

Antica famiglia Walser (tedesco-vallese) della Vall d’Ossola, gli Jonghi Lavarini sono i legittimi discendenti dei nobili carolingi Crussnall primi signori feudali di Ornavasso, poi trasferitisi in Svizzera. Il Capostipite di questa importante Sippe germanica, storicamente presente in tutte le valli del Monte Rosa, è Jocellino I von Urnavas, citato nel 1275 come Visdomino di Naters. Da suo nipote Jocellino II “Jung” (il giovane), discendono appunto gli Jonghi von Urnavas che furono fra i promotori della colonizzazione walser delle Alpi, spingendosi, oltre il passo del Sempione, fino a fondovalle, a Casaleccio, Ornavasso e Migiandone, rivendicando la titolarità su quelle terre. Nel 1486, il Vescovo di Sion, Iodico von Syllinen, Signore del Vallese e Principe del Sacro Romano Impero, rivendicando il legittimo dominio su quelle terre, nominò, suo Curatore, il Ritter (Cavaliere) Theodorus Jongh, riconoscendolo erede dei primi signori di Ornavasso (poi trasferitisi nel Vallese) con lo spettante titolo di Freiherr von Urnavas. Già nel 1495, però, il Ducato di Milano ed i Visconti rientrarono definitivamente in possesso della Baronia di Ornavasso, accordandosi con le “locali genti alemanne” (Walser), alle quali venne concessa una larga autonomia. Da allora i “todeschi Jonghi di Urnavas” sono sempre citati negli eventi storici della valle. In particolare, nel 1575, Pietro ed Angelino Jonghi, partecipano alla costituzione degli Statuti di Ornavasso in quanto “cardenzari et uomini particolari di detto luoco”. Nel 1605, gli Jungen Urnavas sono citati nel “Wappenbuch des Heligen Romischen Reichs” (registro degli stemmi del Sacro Romano Impero). Nel corso dei secoli possedettero molte terre agricole, pascoli, boschi, cave di marmo e palazzi signorili (ancora esistenti come quelli di Ornavasso, Vogogna e Piedimulera), imparentandosi con le più importanti famiglie del Verbano-Cusio-Ossola. Dal 1738 gli Jonghi furono sempre presenti nel Consiglio Generale dell’Ossola come Patriziato Aggregato. Nel 1900, S.M. Re Umberto I concesse al Nob.Cav.Ing. Cesare Jonghi di aggiungere al proprio cognome ed al proprio stemma anche quelli materni dei nobili Lavarini (famiglia di remota origine veneta, di medici ed impresari, decurioni e sindaci, citata fin dal 1575). Stemma: Destra di bianco, pianta verde in campo con forti radici attorniate da due lettere “J” d’oro. Sinistra d’azzurro, tagliato da sbarra d’oro, in alto a dx tre soli d’oro, in basso a sx giglio d’oro Motto: “OTIUM CUM DIGNITATE”.

http://www.genmarenostrum.com/pagine-lettere/letteraj/jonghilavarini.htm

lunedì 23 luglio 2012

L'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.


L’insigne e reale Ordine Militare e Religioso dei Santi Maurizio e Lazzaro, nasce nel 1572, per volere del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, con Bolla Papale di Sua Santità Gregorio XII, dalla fusione del più antico Ordine Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme (fondato nel 1090, durante le crociate, per la cura dei lebbrosi) con l’Ordine di San Maurizio (fondato nel 1434 e dedicato al Comandante della Legione Tebea, convertitosi al cristianesimo). Il prestigioso Ordine cavalleresco è tradizionalmente aperto ai rappresentanti delle nobiltà italiana ed europea, rimasti fedeli alla Casa Reale ma anche a tutti coloro, maggiorenni e cristiani, che, con il loro comportamento, autenticamente cristiano ed aristocratico, si siano particolarmente distinti in opere, benefiche, sociali ed umanitarie.


L’Ordine, infatti, sostiene diverse strutture ospedaliere in Italia ed in Europa ed anche alcuni lebbrosari in Africa, organizza iniziative sociali e di volontariato, culturali e benefiche, oltre a gestire la manutenzione della antica Abbazia medievale di Altacomba, in Savoia, dove riposano i membri della millenaria omonima dinastia. L’Ordine, che conferisce Nobiltà personale agli insigniti, è diviso in cinque classi (Cavaliere, Ufficiale, Commendatore, Grande Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce), è aperto anche alle Dame e conferisce la Medaglia Mauriziana ai meritevoli non appartenenti. Attualmente gli appartenenti all’Ordine sono circa 5000 in tutto il mondo, presenti in 33 stati, ovviamente, soprattutto, in Italia. L’attuale Generale Gran Maestro è Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele, Duca di Savoia e Principe di Napoli, figlio di Sua Maestà Umberto II, ultimo Re d’Italia, mentre il Cardinale Patrono è Sua Eminenza Reverendissima Giovanni Cheli. Per la sua storia centenaria e gloriosa, e per la sua peculiare struttura ed organizzazione, l’Ordine Mauriziano, rappresenta, unico nel suo genere, la duplice Fedeltà ideale (religiosa e militare) alla Santa Romana Chiesa Cattolica (ed al Pontefice Regnante) e, contemporaneamente, alla Corona (ovvero al legittimo Capo della Dinastia Savoia). Per questo, possiamo legittimamente affermare che quello dei Santi Maurizio e Lazzaro è certamente l’Ordine più fedele alla Tradizione europea e cristiana, ed ai concetti spirituali di cavalleria, aristocrazia e monarchia.


F.to Roberto Jonghi Lavarini – robertojonghi@gmail.com